lunedì 8 aprile 2013

Nel frattempo, ciao.



Sto macinando da giorni tentando di metabolizzare la situazione.
Ho approfittato di qualche ora di insonnia per decidere come muovermi e soprattutto SE muovermi.

Mi sono fatta un po' di domande che, per una volta, hanno avuto facili risposte.
Il fatto è che io ormai ho compiuto 31 anni.

Ho a che fare con ragazzini per lavoro e a breve dovrò prendermi cura di mio figlio.
Per questo, senza nessuna cattiveria, davvero, non ho la benché minima intenzione di fare il primo passo per tentare di capire, o giustificare, un comportamento così sciocco che appartiene a chi di anni ne  ha persino più di me. E da dieci mi conosce. E crede ancora di potermi stupire o, chissà, forse dimostrare qualcosa.
Un tempo sicuramente mi sarei bruciata il cervello nel tentativo di salvare il salvabile, in un rapporto che ha avuto alti e bassi, che si è sospeso per un po' ma che poi è rinato, come fanno le amicizie vere.
Un tempo mi sarei addirittura caricata sulle spalle quintalate di sensi di colpa, magari senza neanche averne mezza.
Un tempo che però non è oggi, perché oggi io mi sono ufficialmente stancata di tutto questo.
Resto sempre quella che, in fondo, capisce le scelte e le motivazioni di ognuno, anche quando sembrano assurde o insensate. Ma sono anche quella che, per fortuna o sfortuna, sa cogliere quel "pezzetto che manca", quel "qualcosa che non torna" e che alla fine fa quadrare i conti. Bizzarro, ma ci ho spesso azzeccato.
Anche questa volta la mia intuizione immediata è rimasta lì in silenzio, perché sarebbe stato da pazzi crederla vera, sarebbe stata troppo "troppo", anche nonostante i precedenti.
Poi è bastato uno sguardo, un mezzo accenno di parola per capire che quel pensiero non ha fatto visita  solo a me.
Si è insinuato nell' "ultimo arrivato" che però sa tutto perché è il mio migliore amico.
Ha sfiorato l'altro decano della situazione, ignaro di tante cose che non gli sono mai state raccontate ma molto più attento di quanto non voglia far credere.
Ha attraversato la mente anche di quello che è sempre stato fuori da queste cose, perché ha vissuto tempi non sospetti e perché, francamente, non ne è neanche troppo interessato.
E a quel punto, quello che nessuno osava dire apertamente è stato chiaro a tutti.

Ora. L'altra me, quella che di solito avrebbe preso la macchina per avere spiegazioni di persona, per sentirselo dire in faccia che no, non ce n'è più, orbene, quella me se ne è stata buona e si è limitata a respirare profondamente.
Sempre quell'altra me sarebbe uscita di testa per una cosa simile, perché va bene essere nell'era digitale, ma la fine di un rapporto, in ogni caso, non merita di essere liquidata con un esseemmeesse comunitario, un giovedì mattina qualsiasi, senza neanche avere il coraggio di dirselo guardandosi negli occhi -toh...ho un déjà-vu-. Perché il rapporto in questione non è solo mera condivisione di un paio d'ore alla settimana. C'è una passione, ci sono energie, ci sono cinque vite, ci sono anni di esperienze di ogni tipo e alla base di tutto c'è l'amicizia. Quindi, diciamocelo, uno si può stancare, può avere altre cose per la testa, nuove priorità e non serve proprio nessun coraggio per parlarne agli altri quattro che, in quanto amici e da persone mature, prendono atto senza giudicarti, ti danno una pacca sulla spalla, ti fanno qualche battuta idiota e ti offrono una birra. E invece no. Il coraggio è servito a scrivere solo quattro righe e a premere "invio". E allora FORSE le reali motivazioni non sono quelle che sono state buttate lì in 160 caratteri. Mi pare abbastanza evidente, anche se non vorrei davvero crederci.

Non mi interessa. Questa volta, davvero, non voglio saperne niente. 
E non mi interessa neppure di passare per quella stronza insensibile che non fa una piega.
Negli anni ho già dato abbastanza, mi pare. 

Se la mia intuizione è corretta, non starò certo a logorarmene, perché il problema non è più mio. Anzi, a conti fatti non avrebbe mai dovuto esserlo.
Se invece mi sbaglio - e lo spero con tutto il cuore, anche se probabilmente non lo saprò mai - mi resterà quella ruga di amarezza per una cosa bella che è finita, per la delusione di sapere che un amico non mi abbia creduta capace di capirlo e sostenerlo nella sua scelta, quando invece, conoscendomi, non avrebbe dovuto avere neanche mezzo dubbio.
Ci sto male? Chiaro. Per più di un motivo. E di cose da dire, da obiettare, da discutere ne avrei a mazzi.
Ma per una volta voglio proteggere me, la mia vita e la mia serenità. Sono egoista? Sì, e allora?
Non c'è nessun bene comune per il quale abbia intenzione di eleggermi paladina, perché non si tratta di vita o di morte e un'alternativa la sappiamo trovare. Con un po' di lecito scoglionamento, ma senza drammi o tragedie.
Ed è semplicemente per questo che mi limiterò ad andare avanti per la mia strada, lasciando la porta socchiusa ancora per un po'di tempo, ma senza starmene lì in piedi ad aspettare che bussi qualcuno.

Quindi, se vuoi augurarmi "buona vita" me lo devi venire a dire di persona. Nel frattempo, ciao.

venerdì 15 febbraio 2013

Meno Tre.

Lo so, non scrivo da un botto di tempo ma credo che nessuno senta davvero la mancanza dei miei post. Io per prima. E per dare un'apparenza di giustificazione non richiesta, posso semplicemente dichiarare che tante cose che vivo e penso e provo in questo momento non le sto scrivendo qui, ma in uno spazio più intimo. Altre semplicemente le lascio scorrere senza trattenerne traccia.
Motivazioni? Tante. 

La prima è che una bella fetta di quegli scritti riguarda solo me, Ric e Zigulì. E non c'è bisogno che aggiunga altro.
La seconda è il modo in cui il centro del nostro mondo si è inevitabilmente spostato sulla mia pancia. Come se per noi, ora, non esistesse null'altro. Per qualche tempo mi sono quasi sentita in colpa verso chiunque altro, perché per forza di cose i discorsi ruotano spesso e volentieri attorno a Zigulino e magari qualcuno può sentirsi infastidito. Ma poi ho anche pensato che, che cavolo, stiamo vivendo un'esperienza enorme e meravigliosa ed è giusto e normale che i nostri pensieri siano sempre lì. Non vogliamo certo essere assillanti, sappiamo di non essere gli unici al mondo, ma per noi è tutto speciale e unico, proprio perché ci riguarda, e chi ci vuole bene davvero può solo essere felice per noi.E se per caso siete annoiati perché i miei post cadono spesso in quella direzione...aho. Ma che vi frega?
La terza, un po' più sciocca ma forse anche no, è che mi capita, talvolta, di fare pensieri pesanti dettati, credo, da momenti di confusione totale, in cui si mischiano realtà e paranoia, cose che vorrei dire e cose che è bene tenersi per sé, fantasmi e prospettive tangibili, rimostranze lecite e stronzate abissali. E in tutto questo, se provo a guardarmi con un minimo di obiettività, mi sento cattiva, capricciosa, un po' fuori fuoco e fuori bolla, ecco. Quindi non ho intenzione di riversare il minestrone in questo blog, dove chiunque potrebbe fraintendere. Sono discretamente certa del fatto che tutto ciò nasca come scia della mia reclusione forzata, durante la quale i miei rapporti sociali si sono pressoché azzerati e la mia finestra sul mondo è stata unicamente virtuale, senza un vero e proprio contatto con le persone. Perciò, nel mio sforzo di dover interpretare il tono e il senso di un messaggio -o di un non messaggio- , per esempio, ho lasciato vagare la fantasia verso significati che magari sono lontani anni luce dalla veraverità. 
Per fortuna Ric è capace di riaccompagnarmi sulla Terra restituendomi un briciolo di lucidità, senza farmi per forza sentire uno schifo ed evitandomi di attaccar briga o addirittura litigare con persone amiche. Mi sono limitata a litigare -finalmente!- solo con la vecchia. Yes. I'm serious. I did it. (Coming soon, su questi schermi).
Tutto questo, comunque, è destinato a tornare ad un livello di guardia assolutamente trascurabile: per il terzo ed ultimo trimestre ho vinto il ritorno ad una vita assolutamente normale, eccezion fatta per il lavoro, purtroppo. 
Quindi posso smettere di attendere con ansia il momento di visite e analisi, beceri pretesti per mettere il muso fuori casa.
Posso dedicarmi alla preparazione del nido per Zigulì insieme a Ric e fare siòpping sconsiderato con Mathre e Pathre.
Posso essere di nuovo quella compagna che mi piace essere, solo un po' più voluminosa.
Posso godermi al 100%, senza troppe paure, questi ultimi mesi.
Posso tornare ad imparare l'italiano corrente, dato che mi sembra di aver dimenticato come si parla e come si costruisce un discorso logico e coerente. Dislessia portami via, proprio.
E soprattutto posso muovere le chiappe e dormire più serena.
Alleluja.
In sintesi, sto bene. Benissimo. Finalmente l'espressione "dolce attesa" ha un senso anche per me.