sabato 10 novembre 2012

Come ti rivaluto l'infermiera.

Non ho mai avuto un buon rapporto con le infermiere, escludendo quelle che, prima di essere infermiere, sono amiche. Tutte le altre appartenenti alla categoria, diciamocelo pure, non le ho mai digerite. E non solo per motivi passionali, che logicamente a chiunque conosca me e i miei trascorsi verrebbero in mente. No no.
Il mio è un disprezzo ancestrale.
Durante il travaglio che mi avrebbe portata alla luce, Mathre provava dei dolori inenarrabili e chiese a mia nonna se fosse normale che la Monty Pythiana "macchina che fa PING" non desse segnali di vita. L'infermiera di turno le disse di non fare tanta scena, che se la "macchina che fa PING" non segnalava nulla significava che le doglie non erano ancora così forti e che il peggio doveva ancora arrivare. Nel momento in cui Mathre pensò che dolori più forti di quelli non sarebbe stata umanamente in grado di sopportarli, qualcuno si rese conto che l'infermiera non l'aveva accesa, la maledetta "macchina che fa PING", e che quindi Mathre era all'apice delle contrazioni. E infatti di lì a poco nacqui io. 
Questo racconta Mathre e io mi fido.
Negli anni, per la mia abitudine a farmi ricoverare spesso e volentieri, ho avuto a che fare con altre mille infermiere e non ho avuto modo di ricredermi.
A partire da quell'infermiera che mi fece l'anestesia prima di essere operata alle tonsille e si mise con la faccia sopra di me, che ero nel pieno dello svarione, a guardarmi mentre mi addormentavo. Le allucinazioni mi stamparono in testa il suo volto che piano piano si deformava a mano a mano che io scivolavo nell'oblio, come una bambola che si scioglie al calore di una fiamma viva. Da allora quell'immagine ha tormentato il mio sonno per anni e se me la ricordo nitidamente ancora adesso significa che il trauma c'è stato, e anche bello forte.
Poi c'è stata la serie delle infermiere che mi hanno assistita durante le analisi per i reni, delle vere stronze d'antologia, e le macellaie dei prelievi del sangue. A seguire i racconti di chi in quel mondo ci lavora e mi ha presentato miti e leggende sulla categoria che non voglio neanche riportare.
L'ultimo contatto urticante un mesetto fa, quando sono andata a trovare Socera in ospedale dopo un incidente. Avevo ingenuamente appoggiato le mie chiappe stanche sul suo letto, per chiacchierare accanto a lei, e un'infermiera mi ha cazziata senza tanti complimenti, con la stessa cortesia che avrebbe usato un Hitler con le emorroidi. Ora, aveva anche probabilmente ragione (anche se qualcosa da ridire l'avrei ancora ora...) e io rispetto il lavoro e il ruolo di tutti, ma c'è modo e modo di rivolgersi alla gente e tu, cara la mia frustrata dell'est, hai appena contribuito ad incentivare la mia pessima idea su di te e le tue colleghe.

Fino a tre sere fa, quando una visita non prevista al pronto soccorso mi ha restituito la dovuta stima verso il genere infermiera.
Sono arrivata lì in preda al panico, gocciolante sangue e terrorizzata all'idea che stesse succedendo qualcosa di brutto al mio piccolino. Mi ha accolta LEI, un'infermiera giovane e gentile che mi ha fatta sdraiare e ha cercato di spiegarmi con calma che avevo sbagliato ospedale, che dovevo andare al pronto soccorso della maternità. Mentre mi misurava la pressione è arrivato un dottore a caso, chiamato da lei, per rassicurarmi. Poi dopo essere andata a cercare un'ambulanza -che non era disponibile- si è messa accanto a me nell'attesa che arrivasse Ric con la macchina per portarmi nell'altro ospedale. E in quel momento l'ho guardata e ho visto che era sinceramente provata da quello che mi stava succedendo: «Ci sono passata anche io, so come ti senti. Tremi come una foglia, piccola...se vuoi piangere, piangi...anzi mi sa che tra un momento piango io...». Ed era vero, stava per piangere perché evidentemente sapeva perfettamente cosa mi passava per la testa. Poi è arrivato Ric e lei, mentre ce ne andavamo di corsa, mi ha fatto promettere che l'avrei tenuta informata sugli sviluppi.

Dopo la visita del ginecologo, dopo aver visto che Zigulì era lì zampettante nella pancia che se la nuotava senza problemi, dopo aver vinto una settimana di riposo assoluto e dopo essere uscita dall'ambulatorio ed essermi resa conto che con me non c'era Mathre, né un'amica, ma ben 5 maschioni visibilmente shockati (Ric e i Doshin tutti, dato che il patatrac è successo mentre provavo con loro...si vede che a Zigu la nostra musica non piace molto)...dopo tutto ciò ho pensato a lei. A quell'infermiera di cui assolutamente non avevo registrato il nome ma che era stata così preziosa per me in quei momenti di terrore totale.

Per fortuna quel mondo infernale che è facebook mi ha aiutata a farle avere il mio messaggio di sentito ringraziamento e così ho scoperto che lei, mentre mi trovavo nell'altro ospedale, monitorava le mie condizioni tramite la rete interna. 
Insomma, una persona davvero speciale. Un'infermiera con i controfiocchi.
Alla faccia di tutte le altre che di infermiera hanno solo il camice e il titolo sul tesserino.

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