giovedì 29 dicembre 2011

Miss Migraine





Eccoti mia compagna di vita, amica Emicrania. 
Hai deciso di farmi visita ieri sera e, come un'ospite invadente e rumorosa, mi hai accompagnata per tutta la giornata. Per la prima volta dopo un po' di tempo ho provato a cacciarti con quelle gocce demoniache che prendo solo dopo giorni di incessante martellamento, ma oggi volevo stroncarti sul nascere. 
Missione fallita. 
L'unico risultato ottenuto è uno stato catatonico che mi ha abbruttita sul divano tutto il giorno, mentre attorno a me la vita continuava a scorrere.
Credo di detestarti, sai?
Perché quando arrivi mandi all'aria tutti i miei piani, rendendomi apatica, totalmente incapace di qualsivoglia azione e, al peggio, desiderosa di una lobotomia irreversibile. Mi rubi del tempo prezioso e mi rendi odiosa a me stessa, figuriamoci a chi mi sta accanto.
"E' congenita, te la devi tenere finché campi", mi disse il dottore al quale ho chiesto aiuto quella primavera in cui per venti stramaledettissimi giorni ho avuto un dolore costante. 
Per due anni ti ho monitorata sul lungo periodo, imparando a conoscere i tuoi primi sintomi e cercando di contenerti per evitare di arrivare ad avere le visioni, come quella volta in Grecia. Ma sono solo riuscita a capire quando sicuramente arrivi. Purtroppo, però, ci sono dei momenti in cui decidi di arrivare senza motivo ed io non posso far altro che aspettare che tu decida di andartene, combattendoti con il buio totale che ti fa lentamente scomparire. 
Beh, sappi che oggi mi stai ancora più antipatica. 
Perché volevo uscire a cena ma non me l'hai permesso.
Perché mi fai sentire in colpa per il mio essere una compagna che talvolta si vede costretta a chiudere le comunicazioni e isolarsi nel suo mondo.
Perché adesso sono sola a casa e non riesco a fare una cippa di niente.
Insomma, fammi solo un favore: vedi di passare in fretta, vattene sul serio entro domattina.
Ho un sacco di cose da fare e tu non sei invitata.

giovedì 22 dicembre 2011

L'ultimo pezzo del puzzle

Io sono l'Ultimo Pezzo del puzzle. Non so se ci abbiate mai pensato, ma essere me non è affatto cosa semplice.
Quando si apre la scatola non mi si vede, sono uno tra tanti, tantissimi, e lo resto fino alla fine, anche a puzzle completato. 
Io non vengo scelto come il Primo Pezzo -che, diciamocelo, è sempre lo stesso: un banalissimo angolo-. Io semplicemente capito a caso, quando tutti gli altri sono già belli e saldi al loro posto. E di solito, durante il progredire del lavoro, non mi si considera minimamente perché su di me non sono impressi dettagli significativi. Nessun occhio, nessuna scritta, nessun bordo. Talvolta sono una tinta unita che si perde nel marasma di altri mille Pezzi uguali. Solo che loro non sono Me. E mentre un po' per volta riescono a trovare la giusta collocazione, io resto lì in attesa, letteralmente messo da parte, perché a me si arriva per esclusione.
Non fraintendetemi. Credo che essere me sia tanto frustrante quanto esaltante. Per lungo tempo non sono altro che Niente e poi, all'improvviso, divento Fondamentale, Essenziale, oserei dire Imprescindibile. Il passaggio dall'accessorio al necessario è una metamorfosi davvero interessante. Soprattutto se, nel work in progress, sono stato risucchiato da un'incauta aspirapolvere o buttato sotto qualche mobile da un gatto dispettoso. Ce ne va un po' prima che qualcuno si accorga della mia assenza. E, a quel punto, io non sono più un pezzo ma divento IL Pezzo. Quello che manca. Quello senza il quale tutto il Puzzle perde senso. Quello che fa risultare sprecato il tempo passato a costruire tutto il resto. Quello che "vaffanculo, adesso tanto vale ributtare tutto nella scatola". 
Ecco. Quello sono proprio io.
Lo stesso che, quando viene posizionato nell'ultimo spazio vuoto disegnato su misura, vi fa provare un brivido infantile di traguardo raggiunto, di estrema soddisfazione, come se aveste appena appoggiato l'ultimo mattone di una casa costruita interamente da voi nella quale finalmente potete andare a vivere.
Quindi la morale è tutto sommato semplice. 
Abbiate cura di Me. A prescindere. 

giovedì 15 dicembre 2011

...Welcome Home...

Ci siamo. Questo è ufficialmente il Primo Post del mio nuovo blog.
Chi mi ha seguita in Unintended sa che questa scelta è stata assolutamente involontaria e per forza di cose, un po' per volta, qui verranno ri-pubblicati scritti che abitavano altrove.
Sono ancora preda del work in progress, ma con un po' di calma -e tempo- tutto verrà sistemato a modino.
E visto che detesto visceralmente sbrodolare in convenevoli, benvenuti nel mio wonder Wonderland.